AREA METROPOLITANA


L’evoluzione delle politiche per le aree protette alla scala metropolitana – Parte 2


A partire dalla metà degli anni ’90 assistiamo a un rinnovato interesse da parte della Regione per il Parco di Monza - inserito nel Parco della Valle del Lambro - che vede il coinvolgimento del PIM a partire dagli studi per la “Riduzione dell’impatto ambientale del sistema di accessi e parcheggi” (1996) e la “Razionalizzazione, pianificazione e riqualificazione dei servizi ad uso pubblico” (1998), per proseguire con lo “Studio preliminare per l’accordo di programma Recupero e valorizzazione della Villa Reale di Monza, dei giardini e del parco” (2001), la proposta di “Piano di Settore” del 2001, l’elaborazione della “Documentazione e valutazione preliminare per il recupero di Villa Reale” (2002), la predisposizione degli Allegati documentativi per il concorso internazionale "Recupero e valorizzazione della Villa Reale di Monza" (2003).

Successivamente prende corpo la stagione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, previsti dalla LR 86/83, alla quale il PIM darà il suo contributo con il Quadro di Riferimento per il Piano Particolareggiato del PLIS del Grugnotorto (1997), il Piano Particolareggiato del Parco della Media Valle del Lambro (1999), lo Studio preliminare per il Parco della Cavallera (2001), fino al più recente “Atlante dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in provincia di Milano” (2008).

Nel 2009 la Regione ha pubblicato il Piano Regionale delle Aree Protette, che costituisce l'atto fondamentale di indirizzo per la gestione e la pianificazione tecnico-finanziaria regionale in materia di aree protette nonché l'atto di orientamento della pianificazione e gestione degli enti gestori.

Nel 2010, il Parco Sud ha avviato il procedimento di variante al Piano Territoriale di Coordinamento, ai fini di un necessario aggiornamento e adeguamento rispetto al nuovo quadro di riferimento normativo nel campo della tutela paesaggistica e ambientale che, nel corso dei 20 anni dall’istituzione del Parco, si è notevolmente evoluta e modificata.

Nello stesso periodo, l’elaborazione della variante al PTC del Parco delle Groane ha portato a un ampliamento del perimetro del parco (LR 7/2011) dell’11% per un totale di 3.696 ettari e all’istituzione del parco naturale su una superficie di 1.295 ettari (35% del territorio).

Più recentemente, mentre a livello nazionale le proposte di aggiornamento della legge quadro (L 394/91) animano il dibattito sulle aree protette, sebbene limitato agli addetti ai lavori, la nuova Legge regionale 12/2011 detta nuove importanti disposizioni in materia di aree regionali protette, prevedendo la trasformazione degli attuali consorzi di gestione in enti regionali di diritto pubblico, che vedono ancora protagonisti gli enti locali, pur con la presenza di un rappresentante di nomina regionale. Nello scorso mese di dicembre, la Regione ha approvato i nuovi statuti di tutti gli enti parco.

La riorganizzazione degli enti gestori delle aree protette prevede la modifica degli organi di gestione: la vecchia Assemblea consortile, composta dagli amministratori degli enti consorziati, diventa la "Comunità del Parco", mentre il consiglio d'amministrazione diventa il "Consiglio di gestione".

Il Presidente dell'ente viene eletto dalla Comunità del Parco che lo sceglie tra "coloro che per studi compiuti, esperienze lavorative maturate, per cariche pubbliche ricoperte, abbiano acquisito una speciale competenza tecnica o amministrativa nelle attività di competenza dell'ente parco". Il Consiglio di gestione, eletto dalla Comunità del Parco, comprende un membro designato dalla Giunta Regionale, tra amministratori, esperti o personalità di rilievo del territorio interessato dal Parco

Una volta eletti i nuovi organi, la "Comunità del Parco" potrà ampliare la propria composizione, con altri enti "volontariamente aderenti". Inoltre, ai lavori della Comunità potranno partecipare, con diritto di parola, un rappresentante delle associazioni ambientaliste, uno di quelle agricole o produttive, un rappresentante delle associazioni venatorie e piscatorie, uno delle associazioni di promozione del territorio e uno dei fornitori di servizi turistici.

 

Nel frattempo, proprio nel ventesimo anniversario della Legge quadro sulle aree protette (L 394/91), col DDL 1820 del 5-10-2011 è stata proposta una sua modifica in grado di incidere significativamente sull'assetto stesso dell’impianto normativo. In particolare, ad alcuni soggetti (es. LIPU, WWF, Federparchi) sono apparse fin da subito particolarmente critiche le modifiche che attengono alla gestione faunistica e al sistema di finanziamento.

Per quanto concerne gli aspetti faunistici, il rinvio all'art. 19 della L 157/1992 sulla caccia consentirebbe infatti l'abbattimento anche di specie particolarmente protette. Analogamente, la modifica dell'art.16, prevedendo finanziamenti ai parchi da parte dei gestori di opere impattanti (tra cui cave e grandi impianti e infrastrutture energetiche) nelle aree contigue e nuovi grandi impianti che, seppure di energia rinnovabile, abbiano "un impatto ambientale” anche all'interno delle aree protette, potrebbe indurre, sempre secondo i sostenitori di tali opinioni critiche, perdita di autonomia, di rigore e imparzialità degli Enti parco nei procedimenti di valutazione ambientale e di rilascio dei nulla osta.

A prescindere dalle diverse opinioni in merito alle modifiche normative introdotte, è indubbio che le aree protette custodiscano oggi gran parte del patrimonio naturalistico e paesaggistico del Paese e importanti testimonianze di cultura millenaria.

La strategia nazionale per la biodiversità e gli obiettivi ambientali comunitari, tra cui Rete Natura 2000, affidano alle aree protette un ruolo strategico per la tutela di beni preziosi come l'acqua, i boschi, la biodiversità e il paesaggio, rappresentando un argine al consumo irresponsabile di territorio, promuovendo modelli di sviluppo realmente sostenibile per garantire un futuro alle prossime generazioni.

Serve dunque un’attenzione rinnovata per la tutela dei beni comuni di alta valenza ambientale e paesaggistica.

Al di là delle difficoltà attuali dei parchi, ossia dei problemi funzionali e socio-economici che li riguardano, si può ritenere che, tra i sistemi di aree regionali protette, quello lombardo manifesti una grande potenzialità, per la sua propensione a mescolare i parchi a città e campagne, sperimentando nuove forme di sviluppo sostenibile, per la sua concezione reticolare, dove i parchi (soprattutto fluviali) costituiscono la maglia primaria, e per la molteplicità dei modelli di gestione, aperti a diverse esperienze con gli enti e le collettività locali.

Compiuta questa breve ricostruzione di alcune delle principali tappe che hanno condotto al sistema attuale delle aree protette, in un prossimo articolo approfondiremo le principali questioni che lo investono.

 

 

Centro Studi PIM | via Felice Orsini 21 - 20157 Milano | tel.02 6311901 | fax 02 653954 | e-mail redazioneatpim.milano.it