Collaborazione alla redazione del Piano di Governo del Territorio del Comune di San Donato Milanese.

TIPOLOGIA ATTIVITA'
Attività svolta su incarico del Comune di San Donato Milanese

GRUPPO DI LAVORO
Franco Sacchi [Direttore responsabile], Cristina Alinovi (capo progetto), Nobile Pierluigi, Pietro Lembi, Paola Pozzi, Cinzia Vanzulli, Angelo Armentano, Francesca Cella [staff PIM], arch. Gabriele Calmanti, arch. Angela Cortini [collaboratori esterni]

CODICE RICERCA
CON_06_09

DATA
Febbraio 2012


CONTENUTO ESSENZIALE

Il Comune di San Donato Milanese a fine ottobre 2011 ha approvato il proprio Piano di Governo del Territorio (PGT). Il rinnovo dello strumento di pianificazione trae origine dall’obiettivo di dare continuità ai principali elementi di valore che caratterizzano il proprio territorio, con l’intenzione di garantire l’equilibrio tra lo sviluppo/qualificazione delle funzioni e la dotazione dei servizi e delle infrastrutture, in un quadro di compatibilità sociale ed ambientale.

Il quadro conoscitivo del territorio comunale e lo stato di attuazione del PRG hanno confermato l’ottimo livello di dotazione della città quanto a verde e servizi. D’altro canto, l’esigenza di valorizzare sempre di più questa particolare connotazione del territorio comunale, ha evidenziato il problema delle aree a standard non acquisite. Per realizzare più verde e più servizi si è quindi inteso rivolgere l’attenzione, nella logica della perequazione, verso quegli strumenti che attribuiscono, anche alle aree già precedentemente vincolate a standard, un valore da mettere in “gioco” nei processi di trasformazione, affinché nella negoziazione il Comune ottenga aree e servizi – o anche la diretta gestione dei servizi – senza spesa.

Un altro punto fermo del PGT è stato quello della conferma e della messa a sistema dei contenuti dei principali strumenti di pianificazione sovracomunale e di settore, che si è tradotto nella scelta della tutela delle risorse paesistico-ambientali.

Infine, l’obiettivo di attuare trasformazioni attraverso iter procedurali snelli e negoziali, supportati dalla preliminare individuazione degli obiettivi pubblici, ha richiesto, da un lato, la selezione delle diverse modalità procedurali a seconda del livello di complessità degli interventi previsti e, dall’altro, il passaggio “dalla norma del divieto” alla “regola della possibilità”, la quale costituisce forse uno dei contenuti più innovativi del presente piano.

La convinzione che le trasformazioni, se attente ai valori ambientali da conservare, rappresentano in contesti fortemente urbanizzati opportunità di riqualificazione, si è infatti tradotta nella filosofia delle “previsioni per livelli”, quale metodo di supporto alla negoziazione tra operatore privato e Amministrazione secondo una logica di graduale incentivazione.

L’idea-guida che ha orientato la redazione del PGT è stata infatti quella della flessibilità, intesa come capacità dello strumento di adattarsi a soluzioni diverse ed alternative, ma tutte ugualmente capaci di dimostrare la loro sostenibilità rispetto alla costruzione della città pubblica e al disegno complessivo del piano. Essa è concepita come la capacità del piano di prevedere opzioni alternative, valorizzando al contempo il ruolo propositivo dei diversi attori, nella consapevolezza che le migliori opportunità possono essere perseguite attraverso la concertazione e il consenso, una volta che siano stati resi espliciti e condivisi gli obiettivi non negoziabili del Piano stesso. Tali considerazioni, rafforzate dalle proposte e dai contributi presentati dai diversi attori presenti sul territorio, hanno condotto ad uno strumento pianificatorio in cui le previsioni, per ciascuna delle diverse tipologie di Ambiti di Trasformazione, sono strutturate su più livelli. Ferme restando le “previsioni di base” per il tessuto consolidato, rappresentate dall’insieme degli interventi di tipo manutentivo e di recupero (fino alla ristrutturazione edilizia) regolati dal Piano delle Regole, le previsioni del Documento di Piano si articolano su uno, due o tre livelli negoziali, a seconda delle caratteristiche e delle potenzialità proprie di ciascuno degli Ambiti di Trasformazione.

Esemplificando: ad ogni livello di negoziazione corrisponde una maggior flessibilità funzionale o un limitato incremento volumetrico. In modo corrispondente, vengono modulati i benefici pubblici, passando dalla cessione dei soli servizi e delle attrezzature direttamente funzionali ai diversi insediamenti, al raggiungimento di una dotazione, che non si limita al soddisfacimento dei bisogni connessi all’insediamento, ma che viceversa concorre alla riqualificazione e alla realizzazione del sistema dei servizi di interesse generale nel suo complesso.

Alla flessibilità delle previsioni del Documento di Piano corrisponde la gradualità nelle procedure di autorizzazione degli interventi, secondo una logica che tende ad una verifica tanto più semplificata quanto più determinate siano le trasformazioni ammesse e, viceversa, tanto più incisiva quanto più orientativi e di indirizzo siano i contenuti del Documento di Piano per ciascuno degli Ambiti di Trasformazione.

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