Collaborazione alla redazione del Piano di Governo del Territorio (PGT) e della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Comune di Peschiera Borromeo

TIPOLOGIA ATTIVITA'
Attività svolta su incarico del Comune di Peschiera Borromeo

GRUPPO DI LAVORO
Franco Sacchi [Direttore responsabile],

Cristina Alinovi [capo progetto], Mauro Barzizza, Francesca Boeri, Pietro Lembi, Cinzia Vanzulli [staff PIM], Dario Corvi, Edoardo Marini, Massimo Spirlandelli [collaboratori esterni]

CODICE RICERCA
CON_05_10

DATA
Novembre 2012


CONTENUTO ESSENZIALE

Il Comune di Peschiera Borromeo a fine luglio 2012 ha approvato il proprio Piano di Governo del Territorio (PGT). Questo PGT è stato elaborato partendo dal presupposto che si sta attraversando un periodo storico di grave crisi economica. Immaginatevi, quindi, una città che negli ultimi anni è cresciuta in misura imponente, in un contesto caratterizzato, soprattutto a partire dal 2008, da una profonda crisi produttiva economico-finanziaria e immobiliare. Una città con un numero di alloggi appena terminati o in costruzione sufficienti per circa 2800 abitanti, pari a circa il 12% della popolazione residente. Immaginate poi una città i cui margini di sviluppo sono rigidamente determinati dai confini del Parco Agricolo Sud Milano e che nella sua veloce espansione ha quasi esaurito tutto lo spazio che il Parco aveva a suo tempo previsto per la sua crescita. Immaginate poi una città giovane, perché cresciuta prevalentemente negli anni ’70 e ’80. Dunque senza presenze storiche di rilievo da recuperare (fatto salvo il Castello ed alcune cascine) e senza aree industriali dismesse o da convertire, perché anch’esse troppo giovani, ad eccezione di qualche caso particolarissimo.

Un Piano che nasce in queste condizioni, che sono poi quelle di Peschiera Borromeo, non può che concentrare le sue attenzioni soprattutto sulle regole e sui servizi, comprendendo fra questi il potenziamento di alcune infrastrutture, la valorizzazione dello spazio aperto, di quello agricolo in modo particolare, nonché la riorganizzazione e il potenziamento di alcuni servizi, come, ad esempio, le scuole.

Il Piano è dunque occasione per alcune riflessioni di carattere più generale sulle difficoltà dell’attuale congiuntura, ma anche sulle occasioni di innovazione generate proprio a partire da tale situazione.

Per quanto riguarda i servizi, ad esempio, gli spazi di manovra sono limitati per diversi motivi. Innanzitutto perché le capacità di spesa delle Amministrazioni locali è oramai estremamente limitata. In secondo luogo, perché alcuni problemi mal si prestano a essere trattati all’interno dei piani urbanistici. Soprattutto laddove, come nel caso delle scuole, si estrinsecano in una riorganizzazione complessiva dell’offerta e degli spazi esistenti. Toccano cioè questioni attinenti al progetto di architettura, alla valutazione dei costi di gestione o dei valori immobiliari, piuttosto che a scelte propriamente localizzative, peraltro vincolate dalla proprietà pubblica dell’area, altrimenti difficilmente acquisibile.

Anche i temi infrastrutturali e viabilistici mal rientrano nel corredo tipico del PGT, quando non riguardano la progettazione di nuove strade o le relazioni fra le diverse parti della città, ma piuttosto l’adeguamento della viabilità esistente, la sua regolazione o una diversa definizione di sezioni e intersezioni. In queste condizioni il tema della città pubblica diventa un esercizio di costruzione d’immagini. Come ad esempio, il progetto di dare attuazione alle previsioni del Parco Sud Milano per un’area da esso definita di “fruizione”, il cosiddetto “triangolone”, ove si prevede la realizzazione di un grande parco urbano e agricolo, l’ampliamento della scuola esistente e probabilmente lo spostamento degli Uffici comunali.

Maggiori spazi di azione e innovazione sembrano esservi nella definizione di un diverso rapporto fra città e campagna e, in particolare, nella definizione dello spazio rurale. Ad esempio, ripristinando la rete delle capezzagne e dei percorsi campestri, al fine di assicurare una maggiore fruibilità della campagna e una maggiore vicinanza con la città, o articolando meglio le norme della zona agricola, in relazione alle regole dettate dal Parco Agricolo Sud Milano, dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e dal Piano Paesistico Regionale. O, ancora, utilizzando il dispositivo recentemente introdotto da Regione Lombardia che offre la possibilità, per tutti gli interventi che insistono su aree agricole allo stato di fatto, di prevedere degli oneri aggiuntivi da dedicarsi alla realizzazione d’interventi ambientali e di incremento della naturalità (comma 2 bis, art.43 LR 12/2005).

Vi è poi la possibilità di regolare le trasformazioni della città esistente riducendo la frammistione funzionale di alcuni quartieri, assecondando la specializzazione commerciale già in essere di altri o facilitando la trasformazione sempre in campo produttivo delle aree industriali esistenti.

Alla fine, potrebbe apparire che l’elaborazione di un PGT in tempo di austerità si possa ridurre a poca cosa: tolte le espansioni, sottratta la ricostruzione della città esistente o la valorizzazione di quella storica rimane il tema delle norme, quello dei servizi, ma quest’ultimo con possibilità attuative solo nei tempi lunghi, e forse quello più innovativo della ridefinizione del rapporto fra città e campagna e del progetto per il paesaggio. Tutto ciò non costituisce un problema, a nostro avviso, semmai il problema sono i costi, la complicata macchina burocratica e le complesse procedure che presiedono alla redazione dei piani urbanistici.

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