Costruire la Città metropolitana: la delimitazione delle zone omogenee

di Fabio Bianchini

Nella seduta del 17 settembre il Consiglio metropolitano ha approvato la proposta di costituzione e delimitazione delle zone omogenee della Città metropolitana e la proposta di Regolamento sul funzionamento delle zone, così come previsto dalla Legge Delrio (L 56/14) e dall’art. 29 dello Statuto dell’Ente, secondo il quale tali zone “costituiscono articolazione sul territorio delle attività e dei servizi metropolitani decentrabili della Città metropolitana con l’obiettivo di promuovere l’integrazione con gli analoghi servizi dei Comuni singoli o associati”, in particolare nell’ambito della pianificazione territoriale

Già nell’iter di approvazione del precedente PTCP (2003) erano stati individuati 12 tavoli interistituzionali, ridotti a 10 (Milano; Nord Milano; Rhodense; Legnanese; Castanese; Magentino; Abbiatense-Binaschino; Sud Milano; Sud-est Milano; Martesana Adda) dopo il distacco della Provincia di Monza e Brianza, corrispondenti ad ambiti territoriali contraddistinti da una chiara identificazione culturale, sociale e economica e con caratteristiche omogenee rispetto a specifiche problematiche.

Analogamente, il Piano Strategico Città di Città, realizzato dal Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano per conto dell’Assessorato al Piano Strategico della Provincia di Milano (gennaio 2006), individuava 11 Città: Vimercatese, Monza e Brianza collinare, Brianza occidentale, Sud-Ovest, Magentino e Abbiatense, Alto milanese, Nord-Ovest, Nord Milano, Sud-Est, Adda-Martesana, Milano.

L’attuale proposta, con la quale vengono individuate 7 zone omogenee è stata elaborata, a seguito di una serie di consultazioni con i Comuni, partendo dall’articolazione dei Tavoli interistituzionali e, soprattutto, dal Piano Strategico Città di Città, fino ad arrivare a una prima definizione in cui venivano sottolineate le specificità di ogni territorio.

Rispetto all’articolazione dei Tavoli interistituzionali la proposta presenta fondamentalmente due differenze. La prima riguarda l’introduzione dell’ambito dell’Alto Milanese che integra i territori del Legnanese e del Castanese. La seconda vede l’Abbiatense-Binaschino unito al Magentino, a formare la zona omogenea Magentino e Abbiatense, con Vernate che passa però nella zona Sud-Ovest.

Rispetto invece all’articolazione di Città di Città, viene confermata la zona Magentino e Abbiatense, che perde Casarile e Vernate passati al Sud-Ovest, mentre l’Adda Martesana perde Busnago, Caponago, Cornate d’Adda e Roncello, passati alla Provincia di Monza e Brianza. A loro volta, Cesate e Solaro vengono aggregati al Nord-Ovest.

Ognuna delle sette zone omogenee contiene al suo interno due o quattro Distretti socio-sanitari, con l’eccezione di Paderno Dugnano che, pur facendo parte del Distretto socio-sanitario di Garbagnate Milanese, è inserito nella Zona omogenea Nord Milano.

La proposta sarà trasmessa alla Regione per ottenere la necessaria intesa, ai sensi dell’art. 1, comma 11, lett. c) della L 56/14 e dell’art. 24, comma 9 dello Statuto della Città metropolitana, per poi essere presentata alla Conferenza metropolitana al fine di ottenerne il parere vincolante. In assenza dell’intesa con la Regione sarà possibile, comunque, procedere all’istituzione delle zone omogenee in conformità al parere della Conferenza metropolitana adottato a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, in seguito al quale si potrà procedere con l’approvazione da parte del Consiglio metropolitano.

Il Regolamento sul funzionamento delle zone omogenee è composto da 15 articoli che disciplinano la costituzione delle zone, gli organi e il loro funzionamento, le competenze e le funzioni, le forme associate di svolgimento di funzioni, i rapporti con altri Enti e istituzioni.

La proposta sarà trasmessa alla Conferenza metropolitana per ottenere il necessario parere, ai sensi dell’art. 29, comma 5 dello Statuto della Città metropolitana, per poi essere presentata al Consiglio metropolitano per l’approvazione definitiva.

Gli organi delle zone omogenee saranno l’Assemblea dei Sindaci dei Comuni compresi nella zona e il Coordinatore. L’Assemblea svolgerà funzioni consultive, propositive e di coordinamento in ordine a questioni di interesse generale attinenti alle funzioni attribuite.

Il Coordinatore, eletto dall’Assemblea tra i propri componenti con i voti dei Sindaci che rappresentano almeno un terzo dei Comuni della zona e la maggioranza del voto ponderato tra estensione territoriale e popolazione, svolgerà un ruolo non solo formale, ma anche di traino e di leadership riconosciuta all’interno della zona stessa. Egli rappresenterà la zona nei rapporti con gli altri Enti pubblici e con i privati e promuoverà il coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati alla definizione di piani, programmi e progetti a rilevanza zonale, anche attraverso strumenti di partecipazione diretta.

Per quanto riguarda la definizione degli strumenti per il funzionamento delle zone omogene e per attuare le decisioni prese, alcuni strumenti sono già stati individuati nel Regolamento (art. 13), ma dovranno essere sviluppati in modo più completo negli strumenti di pianificazione e programmazione previsti per la Città metropolitana.

Queste due delibere intendono, quindi, offrire alle Amministrazioni comunali uno strumento a cui affidarsi per la gestione in forma associata di servizi e di alcune funzioni specifiche delegate dalla Città metropolitana, con l’obiettivo di arricchire il livello di confronto tra questa e i Comuni e di allargare la partecipazione ai processi di trasformazione del territorio.

Città Metropolitana - Zone omogenee

Proposta di costituzione e delimitazione delle Zone Omogenee