Expo e post. Un contributo alla riflessione sulle problematiche di sviluppo nell’arena metropolitana e lombarda

di Piero Nobile

Il Centro Studi PIM assieme al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, nel periodo immediatamente antecedente l’apertura di Expo, era stato chiamato da CGIL Lombardia a fornire un contributo incentrato sulle problematiche di sviluppo dell’arena metropolitana e lombarda in relazione all’evento espositivo e, soprattutto, alla fase successiva all’evento stesso.
All’origine della richiesta c’era:

  • la consapevolezza del rilievo che Expo 2015 rivestiva per il territorio delle Città metropolitana di Milano, a partire dalla portata internazionale dell’evento, con notevoli riflessi sul tessuto economico e sociale del Paese e, in particolare, del contesto locale lombardo;
  • l’importanza di Expo 2015 che, alla conclusione dell’evento, avrebbe lasciato sul territorio un sito a elevata infrastrutturazione, in grado di accogliere funzioni capaci di utilizzare e valorizzare le dotazioni presenti;
  • l’interesse di CGIL Lombardia nell’essere parte attiva a sostegno dell’utilizzo del sito Expo, quale occasione di sviluppo metropolitano e regionale e per il consolidamento di occasioni occupazionali per il sistema locale, in linea con il proprio ruolo sindacale di tutela e promozione dei diritti del mondo del lavoro.

Il contributo offerto dal Centro Studi PIM e dal DAStU del Politecnico di Milano ha portato alla stesura di un report che raccoglie, in chiave critica, da un lato, un materiale conoscitivo che ha consentito di monitorare la fase di svolgimento di Expo e, da un altro lato, a fornire chiavi interpretative per la riflessione sul post-Expo.

Il report, articolato in tre parti, contiene:

  • una cronologia critica delle diverse fasi del processo di realizzazione dell’evento e di pianificazione della fase post-evento: dalla candidatura, all’assegnazione, all’organizzazione e gestione del cantiere e della manifestazione, fino alla valorizzazione della legacy materiale e immateriale, evidenziando la configurazione delle relazioni decisionali, le risorse mobilitate, il ruolo delle parti sociali;
  • una rassegna di temi e problemi emersi durante la realizzazione della piattaforma del sito Expo: a partire dalla sua collocazione nel quadrante nord-occidentale del territorio lombardo/milanese, l’infrastrutturazione del sito, la realizzazione della piastra espositiva e i caratteri di permanenza delle opere realizzate, la rete di imprese e conoscenze coinvolte a diverso livello;
  • un’osservazione dell’evoluzione delle proposte per il post-Expo: prendendo in considerazione le condizioni reali di riuso del sito, gli aspetti amministrativi, territoriali ed economici in gioco, gli aspetti infrastrutturali e energetici, le opzioni in campo in termini di sviluppo economico e territoriale, gli attori e la governance.

Accanto ai temi di natura territoriale, un elemento di rilievo riguarda i riflessi socio economici. Infatti, il “dopo Expo” e l’ampio dibattito che sta accompagnando la questione centrale del riuso del sito innesca delle interessanti riflessioni sulle ricadute che l’evento ha prodotto sull’economia metropolitana e in particolare sulle dinamiche occupazionali.
La ricostruzione, attraverso i dati amministrativi, degli avviamenti riconducibili alla gestione dell’esposizione, anche se sottostima quanto generato dalle attività culturali connesse ad Expo in città, fa emergere ricadute occupazionali molto rilevanti. Sono infatti oltre 15mila i nuovi rapporti di lavoro accesi da imprese che hanno lavorato per Expo spa o comunque direttamente in relazione ai carichi di lavoro generati dall’evento. Queste assunzioni sono state operate da circa 1.500 imprese e hanno coinvolto quasi 13.000 lavoratori.
Se da un lato la domanda di lavoro generata da Expo ha dato una forte accelerazione al mercato del lavoro milanese, dall’altro non si può però tacere che la qualità di questo lavoro è stata complessivamente modesta. Le speranze che Expo possa produrre ricadute occupazionali di lungo periodo capaci di generare lavoro qualificato in linea con il capitale umano della metropoli sembra quindi affidata essenzialmente a come si giocherà la partita del dopo Expo.