Legge sul consumo di suolo: occasione per una nuova forma di pianificazione?

di Redazione

Seppur giunta al termine della prima generazione di PGT, l’approvazione della LR 31/14 è un passaggio importante che, pur sancendo un principio ben diffuso nella cultura disciplinare, segna un cambio di mentalità nel pianificare. Il suolo viene infatti definito come “bene comune di fondamentale importanza per l’equilibrio ambientale e come risorsa non più rinnovabile”, aprendo così la strada, almeno in linea di principio, a una pianificazione più mirata e selettiva, attenta alla questioni ambientali.

È inoltre significativo che, in un momento di profonda crisi economica, l’approvazione di questo nuovo testo legislativo conceda una proroga alla redazione dei nuovi Documenti di Piano offrendo “un po’ di respiro” alle Amministrazioni locali.

L’obiettivo della legge, formalmente condiviso da tutte le forze politiche, era quello di azzerare nel tempo il consumo di suolo, che, se pur rallentato dalla crisi, prosegue, rendendo necessaria una rapida inversione di tendenza a partire dalla pianificazione in atto. La Lombardia potrà così, essere la prima Regione a inserire nel proprio Piano Territoriale Regionale il raggiungimento dell’obiettivo europeo del “consumo di suolo Zero”.

In tale ottica, il provvedimento si fonda su tre cardini tematici:

  • predisposizione di disincentivi al consumo di suolo;
  • programmazione di incentivi per la rigenerazione urbana e per il recupero delle aree dismesse;
  • creazione di nuovi strumenti per il riallineamento delle previsioni urbanistiche locali ai reali fabbisogni del territorio.

Il testo approvato è differente rispetto alla prima versione del febbraio 2014 ed è il risultato di un confronto vivace sviluppatosi nell’ambito del Consiglio Regionale, nel quale hanno avuto eco anche i rilievi critici, espressi da diverse associazioni culturali e professionali, al testo licenziato dalla V Commissione regionale.

In particolare, il dibattito consigliare ha prodotto, tra le più significative, le seguenti modifiche:

  • l’inclusione, all’interno del computo del consumo di suolo, della superficie necessaria alla realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico, in particolare infrastrutture;
  • l’introduzione del concetto di bilancio ecologico del suolo (Bes), per stabilire la soglia di consumo zero;
  • la riduzione da 36 a 30 mesi della norma transitoria che consente l’attuazione delle previsioni edificatorie già contenute nei PGT;
  • i criteri per la definizione della soglia massima di consumo di suolo che dovranno tenere conto anche dell’effettivo incremento della popolazione su base ISTAT;
  • i criteri per misurare il consumo del suolo che dovranno essere determinati dal Piano Territoriale Regionale;
  • l’autorizzazione al consumo di suolo solo se verrà dimostrata nei PGT l’impossibilità tecnica ed economica di riqualificare aree già edificate;
  • l’incentivazione, per gli interventi di rigenerazione urbana, con previsione di finanziamenti regionali per i Comuni.

La legge ora vigente, pur con l’introduzione di tali modifiche, non ha tuttavia fatto rientrare i dubbi e i rilievi, talvolta anche aspri, sollevati su fronti differenti; da un lato, da alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste ed enti culturali/disciplinari e, dall’altro, dal mondo imprenditoriale che opera nel settore immobiliare. Gli uni ribadiscono come il provvedimento legislativo non garantisca un reale blocco al consumo di suolo, mentre gli altri sollevano dubbi sui tempi ristretti assegnati alla possibilità di dare corso attuativo alle previsioni contenute negli atti della pianificazione locale vigente, a fronte di condizioni di mercato difficili.

Fatti salvi i diversi punti di vista, si deve tuttavia evidenziare come la legge costringa tutti gli attori a fare i conti con il netto cambiamento di fase che stiamo vivendo. Privilegiare i processi di rinnovo e recupero del costruito rispetto all’utilizzo di spazi aperti rappresenta, infatti, un tema ormai ineludibile per un corretto governo del territorio.

Tutto ciò in un quadro istituzionale e legislativo nazionale in mutamento. La neo Titolo V della Costituzione, approvata in Commissione alla Camera il 13 dicembre 2014, la riforma del L 56/14, che prevede la nascita della Città metropolitana di Milano con le relative competenze rafforzate in materia di pianificazione territoriale, nonché il riordino delle Province, il Disegno di Legge “Principi in materia di politiche territoriali e trasformazione urbana” presentato dal Ministro Lupi nel luglio 2014 suggeriscono per il futuro – e in parte già oggi richiedono – un intervento coerente di adeguamento della normativa urbanistica regionale.