Per un nuovo stile di pianificazione strategica milanese

TEMA DEL MESE

di Dario Corvi

Il processo di pianificazione strategica della Città metropolitana di Milano

Il Piano strategico rappresenta la matrice generativa della programmazione della Città metropolitana, in quanto “costituisce atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei comuni”. È la prima volta che un simile strumento viene messo a disposizione degli Enti locali del nostro Paese, rappresentando la prima opportunità per caratterizzare l’azione della Città metropolitana rispetto a quella della “vecchia” Provincia.

La Città metropolitana di Milano ha ufficialmente avviato il processo di pianificazione strategica. Sentiti gli stakeholders al Tavolo metropolitano per lo sviluppo e i Comuni in Conferenza metropolitana, il 16 aprile il Consiglio metropolitano ha approvato la delibera contenente le “Linee di indirizzo per la predisposizione del Piano Strategico”.

Il processo proposto, anche alla luce degli insegnamenti provenienti dalle esperienze italiane ed estere, prova a identificare un nuovo stile di pianificazione strategica milanese. Si ipotizza un processo unitario, articolato su una duplice dimensione: il Piano strategico triennale del territorio metropolitano, come strumento dal valore istituzionale/amministrativo, insieme a un’Agenda strategica, intesa come modalità sussidiaria, al contempo processo e insieme di prodotti, dal carattere flessibile e progettuale/operativo.

Il Piano strategico costituisce, dunque, “qualcosa in più” dell’Agenda, in quanto integra i contenuti amministrativi e i requisiti operativi utili a indirizzare l’azione dell’Ente e dei Comuni. Al contempo, rappresenta anche “qualcosa in meno” dell’Agenda. Questa può infatti avere una diversa articolazione di tempi (oltre l’orizzonte asfittico dei tre anni previsto dalla normativa), di spazialità (lavorando ad agende locali e, al contempo, costruendo accordi con soggetti esterni ai ristretti confini della Città metropolitana), di attori e contenuti (includendo politiche e progetti di una varietà di attori pubblici e privati e non solo di Enti locali).

La reciproca alimentazione tra Piano e Agenda strategica, consentendo la combinazione tra valore amministrativo dell’atto e pratiche a basso tasso d’istituzionalizzazione, sembra offrire molteplici opportunità al fine di:

  • definire i problemi rilevanti e le arene di discussione/decisione appropriate;
  • favorire l’elaborazione di una nuova vocazione condivisa del territorio;
  • attivare selettivamente politiche e progetti strategici per il territorio, le imprese e le comunità;
  • valorizzare forme di cooperazione della rete degli attori locali ed extralocali.

In questa luce, il processo di costruzione del Piano strategico metropolitano milanese potrebbe articolarsi in quattro fasi principali:

  • innesco, programmazione e avvio del processo con la predisposizione di un “Manifesto del Piano strategico”;
  • inventario di posizioni e prospettive, con la messa a punto di uno schema di Agenda strategica, corredato da un Atlante di progetti e azioni;
  • costruzione tecnico-politica della proposta di Piano strategico, con la definizione di contenuti amministrativi e operativi, e sviluppo definitivo dell’Agenda, in grado di far selezione dei progetti – con le relative scelte d’investimento – e di individuare la rete degli attori coinvolti;
  • approvazione del Piano strategico, attraverso il percorso politico-istituzionale previsto dalla normativa e dallo Statuto della Città metropolitana.

Ciascuna fase dovrà esser sostenuta da idonee strutture di service tecnico (in primo luogo la tecnostruttura della Città metropolitana coadiuvata dal Centro Studi PIM, insieme a Università e Uffici studi di autonomie funzionali e delle maggiori organizzazioni di rappresentanza economico-sociale) e accompagnata da forme idonee di comunicazione e partecipazione. Si tratta dunque di un processo inclusivo che dovrà vedere protagonisti attivi un numero elevato di attori: istituzioni (Comuni in primis, Enti locali “esterni”, Regione, ecc.), autonomie funzionali (CCIAA, Università, ecc.), rappresentanze economico-sociali (imprese, società pubbliche, lavoratori, terzo settore, ecc.), cittadini, chiamati a sviluppare idee e contributi operativi già in fase di costruzione del Piano, alimentando così gli istituti di partecipazione statutariamente previsti, in primo luogo il Forum metropolitano.

Il processo di pianificazione non si concluderà con l’approvazione del Piano. Cruciale sarà l’attivazione di specifici tavoli di lavoro, utili per alimentare cantieri di politiche e progetti, chiamati a negoziare, tra la varietà dei soggetti in campo, interessi sociali e territoriali, temperandoli rispetto all’interesse pubblico generale/metropolitano.

Le diverse fasi del processo di pianificazione dovranno infine essere opportunamente monitorate, in modo da ottenere feed-back utili a orientare le azioni di aggiornamento del processo di pianificazione.

NL24-PS_Milanese

Fasi e modalità operative del processo di pianificazione strategica milanese