Servizi Ecosistemici e pianificazione

di Fabio Bianchini

Garantire effettive capacità di resilienza e di adattamento delle città e dei territori è la sfida che le sollecitazioni poste dai cambiamenti climatici in atto – così come da quelli relativi alla struttura della popolazione – richiedono ai modi di governare, pensare, pianificare e progettare città e territori stessi. Rispetto a questi problemi, l’Unione Europea ha indicato come gli ecosistemi naturali e i Servizi ecosistemici (SE) da essi forniti, siano in grado di offrire soluzioni innovative e sostenibili ai problemi della società contemporanea.
In particolare, l’Obiettivo 2 della Strategia Europea per la Biodiversità verso il 2020, definita nel 2011, indica di preservare e ripristinare gli ecosistemi e i loro SE, considerato che nel 2010 la maggior parte degli stessi risultava essere degradata. I beni prodotti dagli ecosistemi comprendono il cibo, l’acqua, i carburanti e il legname; i servizi, invece, ma anche l’approvvigionamento idrico e la purificazione dell’aria, il riciclo naturale dei rifiuti, la formazione del suolo, l’impollinazione e molti altri meccanismi regolatori naturali.
Il Millennium Ecosystem Assessment (MEA, Valutazione del Millennio degli Ecosistemi) ha definito i servizi ecosistemici (ecosystem services) come quei “benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
Secondo tale progetto di ricerca, pubblicato nel 2005, negli ultimi 50 anni l’uomo ha cambiato gli ecosistemi con una velocità e una forza che non si erano mai osservate in periodi precedenti; le cause principali sono state la crescente necessità di cibo, acqua, legname, fibre e fonti energetiche. Questo impatto sta provocando una perdita irreversibile di biodiversità in tutto il pianeta e, in particolare, si stima che circa il 60% dei servizi ecosistemici siano stati compromessi.
Ciascun ecosistema assicura una diversità di funzioni e ciascun servizio ecosistemico può essere svolto da diverse funzioni ecologiche a loro volta svolte da diversi ecosistemi. I servizi che noi traiamo dagli ecosistemi sono il risultato diretto o indiretto delle differenti funzioni ecologiche, che il Millennium Ecosystem Assessment suddivide in quattro categorie di servizi ecosistemici:

  • i servizi di fornitura o approvvigionamento, che forniscono i beni veri e propri, quali cibo, acqua, legname, fibre, combustibile e altre materie prime, ma anche materiali genetici e principi farmaceutici;
  • i servizi di regolazione, che regolano il clima, la qualità dell’aria e il ciclo delle acque, la formazione del suolo, l’impollinazione, il trattamento dei rifiuti, il ciclo dei nutrienti, e mitigano i rischi naturali quali erosione, infestanti ecc.;
  • i servizi culturali, che includono benefici non materiali quali l’eredità e l’identità culturale, l’arricchimento spirituale e intellettuale e i valori estetici e ricreativi;
  • i servizi di supporto, comprendenti la creazione di habitat e la conservazione della biodiversità genetica, ciclo dei nutrienti, produzione di cibo e cicli idrologici.

Questi servizi hanno un’utilità diretta e indiretta per l’uomo e appare fondamentale, nell’ambito delle politiche di gestione e di pianificazione del territorio, valutare le ricadute delle diverse scelte, attraverso la stima dei costi e benefici associabili a differenti scenari di uso del suolo, e/o a politiche di tutela e indirizzi propri degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.
Sul fronte della tutela della biodiversità e in linea con gli indirizzi internazionali della Convenzione sulla Diversità Biologica (Rio de Janeiro 1992) e con la Strategia UE per la Biodiversità al 2020, l’Italia si è dotata nel 2010 di una Strategia Nazionale per la Biodiversità riconoscendo il valore intrinseco del capitale naturale: “La biodiversità e i servizi ecosistemici, nostro capitale naturale, sono conservati, valutati e, per quanto possibile, ripristinati, per il loro valore intrinseco e perché possano continuare a sostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano nonostante i profondi cambiamenti in atto a livello globale e locale”.
A partire da questa visione, il Ministero dell’Ambiente ha promosso e sostenuto una serie di iniziative per valorizzare appieno i SE e affrontare i cambiamenti ambientali ed economici in atto, ottimizzando le sinergie tra le politiche di settore e la protezione ambientale. Il tema dei SE sta così progressivamente affermandosi quale supporto conoscitivo scientifico e specialistico finalizzato al dimensionamento ambientale delle politiche di governo del territorio.
A livello europeo, il processo MAES (Mapping and Assessment of Ecosystem and their Services) in risposta all’azione 5 della Strategia Europea per la Biodiversità al 2020, sta coinvolgendo gli Stati membri in un’azione di mappatura e valutazione dello stato degli ecosistemi e dei relativi servizi, finalizzata a identificare le priorità per il ripristino e il supporto allo sviluppo delle infrastrutture verdi. Si tratta di un supporto alla pianificazione basato su un metodo di costruzione della conoscenza riferita alle qualità ecologiche dei suoli, attraverso l’adozione di specifici criteri di analisi e valutazione che permettono di assegnare pesi e valori ai SE.
I recenti progetti europei LIFE+ MGM e SAM4CP si collocano nello specifico ambito di “Politica e Governance Ambientali” del Programma europeo LIFE+ finalizzato a migliorare le politiche europee attraverso nuovi metodi, strumenti, idee e tecnologie e costituiscono due importanti momenti di sperimentazione e applicazione di innovazione tecnica delle analisi finalizzate al governo del territorio. Entrambi i progetti, infatti, considerano i Servizi ecosistemici e la loro mappatura e valutazione biofisica ed economica come punto di partenza per la definizione di politiche di governo del territorio, in un caso alla scala territoriale finalizzate alla tutela degli ecosistemi agroforestali e, nell’altro, a quella locale, finalizzate al contenimento e buon uso della risorsa suolo.
In particolare, il progetto LIFE+ MGNMaking Good Natura – Making public Good provision the core business of Natura 2000 (inserito nel quadro del programma LIFE+ 2012-2016) ha cercato di creare i presupposti per il raggiungimento di un’efficace gestione degli habitat e delle specie animali e vegetali sulla base della metodologia MEVAP (Metodologia Valutazione Aree Protette) ovvero cercando di raggiungere gli obiettivi di conservazione senza spreco di risorse finanziarie, ma attraverso il loro uso efficiente.
In tale ottica, i principali obiettivi sono:

  • lo sviluppo di metodi d’identificazione, analisi e misurazione dei Servizi ecosistemici nei siti Natura 2000;
  • l’elaborazione di modelli di governance volti all’efficacia di gestione attraverso i pagamenti dei Servizi ecosistemici e meccanismi di autofinanziamento;
  • il coinvolgimento delle comunità locali e degli stakeholder per aumentare la consapevolezza dell’inscindibile rapporto tra Servizi ecosistemici e benessere umano.

I temi al centro del progetto del progetto LIFE+ SAM4CPSoil Administration Model 4 Comunity Profit, inserito nel quadro del programma LIFE+ 2007-2013, sono il suolo come risorsa non rinnovabile, i suoi fondamentali Servizi ecosistemici come valori e beni comuni, il contenimento del suo consumo e il buon uso di esso, da perseguire mediante un consapevole buon governo del territorio, in primo luogo attraverso la pianificazione e gestione urbanistica.
Un’importante peculiarità del progetto è quella di praticare la mappatura e analisi dei SE alla scala urbana, fornendo in tal modo importanti elementi conoscitivi in supporto alla decisione politica che presiede i processi di governo del territorio comunale, rispondendo alla sempre più affermata necessità di un approccio basato sull’analisi degli specifici contesti locali, utile a meglio interpretare la multifunzionalità degli ecosistemi ovvero a meglio caratterizzare alcuni servizi i cui aspetti significativi possono essere meglio catturati nella scala locale, consentendo decisioni più consapevoli e condivise.
Questo approccio mette in gioco una pluralità di prospettive e punti di vista, ma anche la necessità di rimettere in discussione le forme organizzative e decisionali della pubblica amministrazione, spingendo verso forme di governance multilivello capaci di coinvolgere i diversi attori impegnati nelle attività di governo del territorio.
Trasferire questo approccio innovativo e pervasivo nella realtà del processo decisionale locale rimane ancora una sfida. Tuttavia, la maggiore accessibilità di nuovi strumenti di valutazione, condivisi e gratuiti e una maggiore disponibilità di dati e informazioni potrebbero consentire nel prossimo futuro una diffusione delle valutazioni attraverso i servizi ecosistemici anche alla scala locale a costi accettabili.
Oggi, il fatto che non sia ancora riconosciuto il territorio, di cui il suolo è una delle componenti, come categoria di servizi a sé, rende difficile il rapporto con la pianificazione territoriale, contribuendo alla scarsa applicabilità alla scala locale. Diversamente, un approccio che integri nei propri processi decisionali una valutazione dei benefici ambientali assicurati dal suolo libero, può garantire alla collettività una riduzione significativa del consumo di suolo, ma anche, in molti casi, un risparmio complessivo. In quest’ottica, la valutazione ecosistemica rappresenta un efficace strumento per assicurare la base conoscitiva necessaria ai decisori a livello globale e, soprattutto, locale, sede delle principali decisioni che influenzano il consumo di suolo, ma che si trova spesso ad affrontare la questione dell’erosione dei servizi ecosistemici con poca consapevolezza e con strumenti conoscitivi non sempre adeguati.
La valutazione dei benefici offerti dal capitale naturale, attraverso l’identificazione degli ecosistemi e dei servizi che questi producono, è una delle sfide della conoscenza scientifica e della pratica pianificatoria e gestionale dei prossimi anni.
Il concetto di SE ha permesso di superare l’idea che protezione dell’ambiente e sviluppo economico rappresentano interessi discordanti e in competizione tra loro. Allo stesso tempo, il metodo della copianificazione si configura come il più efficace per portare la visione dell’Amministrazione comunale sul risparmio di suolo, integrando l’inquadramento programmatico e normativo dei livelli amministrativi superiori e diventando la sede per mettere in atto azioni di pianificazione urbanistica improntate contemporaneamente alla differenziazione e sinergia di ruoli istituzionali attorno alle questioni in gioco alle diverse scale.
Un’urbanistica della resilienza sollecita un rinnovamento significativo dei contenuti dei progetti e dei piani a tutte le scale, nell’ottica di disporre di nuove metodologie di acquisizione della conoscenza in grado di confrontarsi con le problematiche in atto e supportare adeguatamente la valutazione dei possibili scenari di uso e valorizzazione del suolo.
Affinché il piano possa rappresentare anche in futuro un elemento cardine del governo del territorio, la dimensione analitico-valutativa e di progetto richiede, quindi, l’innovazione dei suoi contenuti, della tecnica e del processo di formazione. Un’innovazione che, a partire dalla valutazione biofisica ed economica dei Servizi ecosistemici alle diverse scale, può riaprire la discussione su a cosa serva la pianificazione oggi, nell’ottica di restituirle un ruolo nuovo e diverso da quello tradizionale, assumendo un profilo orientato all’ambiente e imboccando la strada della rigenerazione urbana.
L’analisi dei SE diventa, dunque, funzionale a un’attività di pianificazione e gestione urbanistica attenta alle strategie e alle tattiche di rigenerazione ecologicamente orientate e va oltre la semplice valorizzazione edilizia e tecnologica della questione ambientale, secondo un approccio innovativo che rende possibile rendicontare qualitativamente ciò viene tradizionalmente espresso unicamente attraverso dati di tipo quantitativo, prevalentemente di superficie, perché le azioni contenute nei piani vengono “pesate” sulla base della qualità biofisiche ed ecologiche dei suoli.
Il passo successivo è legato alla valutazione economica dei Servizi Ecosistemici e, quindi, all’introduzione di un sistema di pagamento di questi beni e servizi che sono sempre stati disponibili, fuori da ogni mercato e gratuiti e il cui valore reale non viene abitualmente considerato dalla società.

 

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