Urbanistica per una diversa crescita. Progettare il territorio contemporaneo.

Michelangelo Russo (a cura di)

Urbanistica per una diversa crescita. Progettare il territorio contemporaneo. Una discussione della Società italiana degli urbanisti

Donzelli Editore, Roma 2014
pp. 354

Il volume costituisce l’esito della XVI Conferenza della Società Italiana degli Urbanisti “Urbanistica per una diversa crescita. Aporie dello sviluppo, uscita dalla crisi e progetto del territorio contemporaneo”, tenutasi a Napoli il 9-10 maggio 2013.
La Conferenza ha affrontato il significato di crescita per il territorio contemporaneo e le sue pratiche, declinandolo entro una concezione di sviluppo non necessariamente collegata al ciclo produzione‐consumo, né intesa in termini unicamente quantitativi ed economici.
L’assunto del libro è che la città continuerà a essere al centro dei processi di innovazione socio-economica. Parliamo, però, di un organismo nuovo, esteso sul territorio, che ha travalicato i confini tradizionali, che soffre dai problemi indotti da un modello di crescita che per troppo tempo abbiamo ritenuto infinito.
La stessa crisi economica che stiamo attraversando ha radici profonde proprio nell’urbano, in particolare nei suoi aspetti immobiliari e finanziari. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale che necessita, come sostiene nel suo contributo Mosè Ricci, di superare la “linea d’ombra”, un cambiamento profondo, il lasciarsi alle spalle «un luogo definito e certo per stabilire nuovi territori». Di fronte a queste dinamiche sembra, però, che l’urbanistica e gli urbanisti facciano fatica ad adeguarsi.
Quella proposta dalla SIU è, quindi, una sfida che presuppone un approccio multidisciplinare, a partire dalla riformulazione di assetti urbani e sociali, stili di vita e forme produttive e insediative, con sensibilità e attenzione e da una nozione di crescita che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione divenendo oggetto di un’attenta analisi e ridefinizione.
Se nell’ambito dell’urbanistica il concetto di crescita appare alquanto controverso, generando spesso fenomeni difficilmente reversibili a spese del territorio e dei suoi valori, il libro raccoglie un articolato confronto su come, nell’epoca contemporanea, il tema della crescita debba, invece, essere identificato con una diversa idea di sviluppo, non necessariamente collegata al ciclo produzione-consumo, né semplicemente ad aspetti quantitativi ed economici, ma che agisca per il dopo crescita, avendo come obiettivi la cura del suolo e del paesaggio e il benessere dei suoi abitanti (Lanzani).
Se in urbanistica la crescita è stata storicamente finalizzata all’espansione dell’urbano, il problema oggi è che, nelle condizioni attuali e con uno sguardo alle trasformazioni del territorio degli ultimi decenni, occorre ripensare il concetto di crescita della città e trovare differenti modalità progettuali. Perché se la città è il luogo dove i problemi sono più acuti, è anche vero che in essa possiamo trovare le soluzioni percorribili, ripensando radicalmente il rapporto oggi critico tra urbanistica e crescita.
La civiltà contemporanea esprime una domanda di continuità dei valori della città e dei patrimoni, con particolare attenzione alle risorse non riproducibili, al benessere sociale, psicologico e materiale di popolazioni, a uno spazio urbano sempre più abitabile. Una domanda che confligge con la crescita illimitata.
Ripensare il concetto di crescita vuol dire, allora, ripensare strumenti e valori dell’urbanistica per orientare il suo progetto attraverso una nuova sensibilità, rivolta ai contesti e alle loro specificità.
Nell’Introduzione Alessandro Balducci evidenzia una serie di temi che contrassegnano con intense implicazioni la nuova dimensione della città e che nella Conferenza hanno alimentato argomentazioni e confronti, delineato orientamenti differenti di ricerca per il progetto urbanistico e per la lettura della realtà contemporanea.
Il primo tema è l’abitare, per il quale è necessario ricercare una maggiore equità sociale e una più ampia sostenibilità degli interventi. Un secondo tema è legato alla ricerca di una mobilità più sostenibile, che permetterebbe di unire esigenze economiche e ambientali. Un altro terreno di lavoro è costituito dallo spazio pubblico, in particolare per quanto riguarda le modalità di convivenza fra popolazioni residenti e city users, ma anche le esigenze di giovani, immigrati, ecc.
Un quarto tema è quello della promozione di un nuovo welfare locale in grado di agire sulle condizioni di vita di ampi settori delle popolazioni urbane. Infine, occorre ricercare una nuova attenzione nei confronti degli usi deboli, quali edilizia sociale, agricoltura urbana, cultura, attività produttive, reintroducendo una mixité che superi la tradizionale zonizzazione.
Nella prima parte del volume (Visioni) sono trattati i temi entro cui è oggi possibile pensare alla crescita come sviluppo del territorio a molte dimensioni, a partire da una nuova domanda ambientale, da una nuova attitudine paesaggistica, dalla messa in comune di progetti e strategie, fino alla costruzione di reti di condivisione e solidarietà.
Nella seconda parte (L’urbanistica e il suo futuro: oltre la linea d’ombra) vengono delineate diverse visioni attraverso il confronto tra alcuni importanti urbanisti italiani (Gabellini, Gasparrini, Lanzani, Ricci e Viganò), la cui esperienza apre a questioni importanti che riguardano i modi in cui stanno cambiando le pratiche nella nostra realtà e attraverso cui potranno acquisire un ruolo centrale nel governo delle trasformazioni, in un’ottica di rigenerazione territoriale e dunque di diversa crescita.
La terza parte (Una “nuova occasione”: territori di sviluppo a partire dal Mezzogiorno) si occupa della territorializzazione delle politiche di sviluppo a partire dai territori più lenti, per i quali è necessario un rilancio di interesse, come condizione per il rilancio delle politiche a scala nazionale.
La quarta parte (Riviste e ricerca: orientare il futuro) sottolinea il ruolo sempre più decisivo giocato dalle riviste nella valutazione della ricerca e per l’avanzamento scientifico della disciplina urbanistica, ricostruendo e confrontando linee e strategie per orientare gli studi, la ricerca e i percorsi formativi, attraverso l’analisi di alcune di esse quali “EcoWebTown”, “Crios”, “Territorio”, “Urbanistica”, “Ppc”, “Archivio di studi urbani e regionali”.
La quinta parte (Gli Atelier) restituisce la pluralità del confronto tra oltre trecento ricercatori che hanno esplorato il campo della ricerca urbanistica, a partire dal tema della crescita. Di tutti i contributi (pubblicati per esteso www.planum.net) sono stati sintetizzati gli indirizzi, gli elementi di innovazione e le argomentazioni più rilevanti, quali la cura del territorio come forma di sviluppo, il riuso come nuovo paradigma del progetto urbanistico, la tutela, gestione e valorizzazione dei beni immobili pubblici, la trasformazione e manutenzione del capitale territoriale, l’innovazione delle pratiche tra nuove domande sociali ed esperienze internazionali, la bioregione urbana, la metropoli tra conoscenze e strategie di cambiamento, la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana degli spazi pubblici-paesaggi comuni, il progetto dello spazio pubblico, come forma alla città contemporanea, le dinamiche di resilienza socio-ecologica nella città contemporanea.
Infine, nelle Conclusioni, Shane e Secchi si confrontano su responsabilità e potenzialità del progetto della città contemporanea, fra territorio, economia e società, cercando di far emergere un ripensamento delle basi concettuali, cognitive e operative della disciplina urbanistica.
Nei contributi del volume emerge la centralità dell’urbanistica come disciplina protesa a innovare programmi e politiche del territorio per costituire un approccio consapevole e competente in grado di fare un uso sapiente ed equilibrato delle risorse ambientali e insediative e di valorizzare i beni comuni nell’ottica di far fronte all’attuale fase recessiva.
Per il futuro dei territori urbani ciò comporta la possibilità di una crescita intesa come cura della citta, secondo una logica di disaccoppiamento, che comporta una ripresa di attenzione progettuale per la città che riscatti gli effetti depressivi delle economie in declino attraverso nuove forme di organizzazione della vita urbana e delle relazioni tra territorio e ambiente.
Disaccoppiare crescita da espansione vuol dire orientare i principi del governo del territorio verso la limitazione della produzione di scarti e del depauperamento ambientale, ma, soprattutto, prospettare ordinamenti spaziali in cui l’incrocio tra la forma della città e i comportamenti sociali sia sostenuto non solo dall’uso di nuove tecnologie, ma soprattutto da inclusione, apertura e cooperazione, ribaltando la prospettiva della pianificazione come volano del ciclo edilizio.
L’urbanistica deve, dunque, tornare ad acquisire centralità e autorevolezza nei processi di decisione pubblica nel campo delle trasformazioni, innovando e indirizzando i programmi di gestione del territorio, con la consapevolezza di potere e dovere costruire visioni di futuro, attraverso un approccio consapevole e competente, in grado di fare uso sapiente ed equilibrato di tutte le risorse.
Si tratta di un nuovo progetto per il territorio, dove l’urbanistica e i suoi saperi sono in grado di rilanciare visioni, strumenti e pratiche per produrre idee per il futuro. Agricoltura, patrimonio culturale, paesaggio, spazio abitabile, rigenerazione urbana e pratiche di riuso, produzione sostenibile e innovativa reti infrastrutturali diventano i materiali di una visione del territorio in cui la convergenza tra soggetti e risorse diventa il motore di una diversa crescita, intesa come progetto multisettoriale.

Autore

Michelangelo Russo
Architetto, urbanista e professore straordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, dove coordina il dottorato di ricerca in architettura. Redattore della rivista «Crios», dirige per Clean la collana «Urbana/Studi per la città contemporanea»; tra le sue ultime pubblicazioni Città Mosaico (2011).