Attenzione al silenzio sulla DIA

a cura dell’Avv. Luciano Salomoni

Sempre più difficile per i Comuni intervenire in autotutela

[TAR LOMBARDIA, SEZ. II, 3 GENNAIO 2014, N. 1]

L’intervento dei Comuni sulle denunzie di inizio attività tacitamente assentite rientra nell’ambito dell’esercizio del potere di autotutela e resta soggetto a tale disciplina. Il TAR Lombardia ha annullato il provvedimento di annullamento assunto da un Comune a sette anni dalla DIA dando applicazione ai principi in tema di autotutela da ultimo introdotti nell’art. 21 nonies L 241/90, in quanto l’Ente locale non aveva rappresentato un interesse pubblico, concreto e attuale, alla rimozione dell’atto che, pur per silenzio, si era formato con il contributo dell’Amministrazione.

La prima sentenza, in ordine di numero, del 2014 presso il TAR Lombardia risulta di estremo interesse per quanto attiene i poteri di intervento in autotutela dei Comuni sulle denunzie di inizio attività. Nel caso all’esame del Giudice, il Comune aveva disposto l’annullamento in autotutela a oltre sette anni dalla formazione del tacito assenso su di una DIA per recupero volumetrico di un sottotetto esistente. Richiama, anzitutto, il Tribunale la giurisprudenza formatasi sul potere di autotutela in genere, in base alla quale occorre un interesse pubblico specifico alla rimozione dell’atto illegittimo, non potendo ravvisarsi nel semplice ripristino dell’ordine giuridico violato la facoltà di intervento dell’Amministrazione, che dovrà individuare esigenze concrete e attuali. In altri termini, anche nel caso di autotutela viene in rilievo l’obbligo di motivazione per la pubblica amministrazione, avendo riguardo ai presupposti per procedere all’annullamento di un atto precedentemente emanato.
L’esercizio del potere di annullamento dell’atto illegittimo da parte della stessa Amministrazione è stato codificato nell’art. 21 nonies L 241/90, in forza del quale il provvedimento viziato può essere annullato d’ufficio “sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati”.
Recentemente il Consiglio di Stato ha riconosciuto che i principi generali in tema di autotutela enunciati dalla giurisprudenza valgono anche con riferimento all’intervento sulle denunzie di inizio attività (Cons.Stato, sez. IV, 6 dicembre 2013, n° 5822). Inoltre, come ricorda il TAR Lombardia, la giurisprudenza ha anche ancorato al decorso del tempo l’onere per la pubblica amministrazione di motivare le ragioni di interesse pubblico che determinano l’intervento in autotutela, così come, sempre dall’art. 21 nonies, discende la necessità di effettuare una valutazione comparativa dei diversi interessi, pubblici e privati, in conflitto.

Riannodando tali rilevazioni al caso sottoposto all’esame dei Giudici Amministrativi, il Tribunale rileva la mancanza, nell’annullamento in autotutela operato in tale sede dal Comune, della rappresentazione dell’interesse pubblico, concreto e attuale, alla rimozione dei titoli abilitativi formatisi sulla DIA presentata sette anni prima.
Rileva poi il Giudice che l’intervento comunale sulla DIA non può essere considerato come esercizio di un potere sanzionatorio, come tale esercitabile in ogni tempo, poiché l’Ente non può prescindere dal titolo edilizio (la DIA.) che “ha contribuito a consolidare non intervenendo nei termini prescritti e con i poteri inibitori all’uopo previsti”.
La sentenza, nel ripercorrere principi affermati dalla giurisprudenza sul potere di autotutela, si segnala per il richiamo espresso all’art. 21 nonies L 241/90 anche nel caso di annullamento di DIA, con la conseguente necessità di valutare l’interesse pubblico sotteso a tale intervento e considerare la posizione del privato su cui si interviene.
In altri termini, la formazione di un titolo edilizio, seppure per silenzio, impedisce di far riferimento al potere sanzionatorio (contemplato per la diversa ipotesi di abuso edilizio) e impone di considerare i presupposti necessari perché possa annullarsi il provvedimento in autotutela. A prescindere, quindi, dalla irregolarità che potrebbe celare la DIA, il titolo così formato potrebbe, perciò, risultare in sé non rimuovibile in autotutela.
La sentenza qui segnalata evidenzia come risulti essenziale, per l’Ente locale, esercitare un effettivo controllo sulla denunzia presentata entro i termini previsti, poiché successivamente potrebbe risultare inibito all’Ente intervenire. La questione pare mantenere rilievo anche con l’introduzione della segnalazione certificata di inizio attività, che non elide il potere di verifica dell’Ente locale.