Il PIM all’altezza delle nuove sfide

TEMA DEL MESE

di Redazione

Intervento di Matteo Goldstein Bolocan [Presidente Centro Studi PIM] alla 99° Assemblea dei Soci del Centro Studi PIM del 3 dicembre 2014

Ringrazio tutti i partecipanti all’Assemblea, il presidente uscente Vittorio Algarotti, il direttore e tutta la struttura tecnica del PIM. Ringrazio il sindaco Giuliano Pisapia e la vicesindaca Ada Lucia De Cesaris per la fiducia accordatami.

Nel mio lavoro di insegnante e ricercatore universitario ho raccontato e riflettuto sulla storia del PIM più di una volta. L’ho fatto rispetto alla vicenda di lungo periodo dei piani urbanistici e della pianificazione territoriale, ma anche perché sono convinto che il PIM, nella storia dell’area milanese, abbia saputo praticare operativamente governo metropolitano negli anni in cui l’istituzione metropolitana era solo un’ipotesi. In questo senso credo che il PIM abbia espresso, pur tra molte difficoltà e contraddizioni, forme avanzate di cooperazione volontaria tra i comuni del milanese in diverse fasi della sua pluridecennale storia. Negli anni in cui molti contesti europei si dotavano di istituzioni metropolitane per governare la ‘grande dimensione’ urbana in fase di crescita, noi praticavamo governo territoriale per mezzo di piani intercomunali e di forme di cooperazione orizzontale tra comuni. Questo cenno per dire quanto mi senta onorato e responsabilizzato in questa posizione e quanto necessiti un impegno collettivo per rilanciare, innovandola, una stagione di cooperazione sociale e territoriale che accompagni le istituzioni della rappresentanza e sia in grado di qualificare le politiche pubbliche metropolitane.

Siamo in una fase davvero complicata e critica, immersi in una crisi economica mondiale, con rilevanti effetti spaziali che investono le nostre realtà in maniera potente. Se nella prima fase della crisi – quella finanziaria – l’Italia appariva colpita marginalmente, la fase successiva, quella della crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona e del binomio recessione-deflazione ha comportato e sta comportando effetti pesanti sull’economia reale italiana, anche quella delle aree più forti del paese.

Questa situazione ha effetti concreti sui modi in cui immagineremo e praticheremo il nostro ruolo e lo sviluppo milanese da qui in avanti.

Inoltre, è da anni in corso un processo neo-centralistico a tutti il livelli. Messo alle nostre spalle l’equivoco federalista siamo dinanzi all’erosione continua dello spazio vitale del mondo delle autonomie, uno spazio culturale e non solo politico-amministrativo. Lo dico perché siamo un’associazione volontaria di Enti locali in una terra, quella lombardo-milanese, che è stata culla delle principali e più avanzate culture autonomistiche e dell’autogoverno. Ci auguriamo che la legge di stabilità ridia un po’ di ossigeno alle autonomie, anche sotto il profilo delle risorse a disposizione degli Enti locali

Siamo infatti di fronte a una paradossale riforma delle istituzioni del governo locale, con il superamento delle Province e la creazione della Città metropolitana, promossa in una logica di spending review, priva quindi di un investimento dal centro che si somma a pregressi problemi finanziari e organizzativi delle istituzioni che si intende superare.

In ragione di tale situazione, coscienti dei nostri limiti, occorre mettere in campo una reattività culturale e politica di tipo progettuale. Penso che il PIM sia un luogo nel quale sono presenti importanti risorse conoscitive, umane, professionali ed anche reputazionali, che non vanno preservate in modo conservativo, ma rilanciate in forma innovativa.

Penso che il PIM possa rappresentare, con il suo stile e in maniera originale, una piattaforma funzionale di servizio ai territori, riflettendo su ciò che è stato nelle diverse fasi e modificandosi là dove serve. Ad esempio, esponendosi di meno sul mercato della pianificazione dei trasporti e dell’urbanistica e rafforzando, invece, la dimensione di servizio per i propri soci anche in campi rimasti troppo a lungo marginali: dalla dimensione socio-economica a quella della progettualità per bandi.

Penso dunque al PIM come un’infrastruttura sociale e culturale a disposizione dei processi in corso, ma anche in grado di segnarli e riformarli con spirito critico e di servizio. Penso innanzitutto alla costruzione della Città metropolitana, ma più in generale alla necessità di rilanciare su basi nuove una stagione di sviluppo territoriale con una intelligente cultura operativa, tipica della migliore tradizione lombarda e milanese.

Uno dei temi attuali è come re-intermediare i processi di sviluppo, in un rapporto costante tra la società locale, le istituzioni, le politiche pubbliche e gli interessi diffusi, a partire dalla configurazione delle cosiddette zone omogenee, partendo dai Comuni e ricercando aggregazioni a livello di Città metropolitana Questo credo sia una parte essenziale del lavoro che dobbiamo fare come PIM, avendo antenne e sensibilità radicate nelle realtà locali ma capacità di proiezione in uno spazio-mondo nel quale si relazionano Milano e la sua area metropolitana.

Individuo, in prima istanza, tre linee possibili di lavoro che si attestano su altrettanti temi chiave per il nostro futuro. Su questi mi riservo di presentarvi al più presto un testo scritto e più meditato da sottoporre al Direttivo e all’Assemblea e da praticare poi in forma partecipata sul territorio.

Il tema della intercomunalità che ci indica quanto mai necessario partire dai comuni, dalla loro consapevole mobilitazione, ma al tempo stesso come questa dimensione sia oggi terribilmente complicata. Per le cose richiamate in precedenza, occorre infatti essere consapevoli che gli ultimi 10-15 anni hanno visto un’erosione continua delle pratiche e delle culture della cooperazione territoriale. L’indebolirsi delle traiettorie di crescita locale nella fase di transizione verso la nuova istituzione metropolitana fa sì che le dimensioni insieme socio-economiche e spaziali debbano essere particolarmente curate nel rilancio del ruolo dei Comuni a fondamento del nuovo governo metropolitano.

Il tema della qualità dello sviluppo indica quanto sia necessario tornare a misurarsi con i contesto locali e con le economie sul territorio. Malgrado la crisi, infatti, l’area milanese è pienamente partecipe di quel processo mondiale che vede protagoniste i principali contesti metropolitani nel trainare nuovi percorsi di crescita. È importante non adagiarsi sulle retoriche correnti e comprendere a fondo i processi in corso e i potenziali di crescita capaci di individuare e valorizzare risorse latenti e di ripensare radicalmente il nesso sviluppo, ambiente e territorio, in una fase di accentuata integrazione mondiale dei flussi e delle reti.

Il terzo tema, rimanda alla costruzione di una classe dirigente diffusa e vuole indicare l’esigenza di un lavoro capillare di ‘infrastrutturazione’ sociale e culturale dei processi di governo metropolitano a tutti i livelli. Un passaggio, questo, che si ritiene fondamentale perché appare evidente a tutti che le dinamiche funzionali e territoriali metropolitane non si riescono a governare dalle sole postazioni istituzionali della rappresentanza politica. Un mondo nel quale le città e le regioni urbane sono protagoniste di primo piano dello sviluppo non è un mondo imbrigliabile entro confini amministrativi tradizionalmente intesi e definiti una volta per tutte. Una prospettiva di questo genere domanda fantasia e innovazione nel ripensare le stesse forme della mediazione tra gli interessi e della partecipazione democratica che devono far fronte alla combinazione tra nuove logiche territoriali e funzionali, oltre alla capacità di praticare reti sociali e alleanze su progetti specifici di sviluppo.

Credo che il PIM, per vocazione, sia già orientato a incrociare queste linee che ho provato a raccontare in estrema sintesi. Provare a praticare questi processi con intenzionalità progettuale è una sfida che non può essere affrontata attraverso una somma di individualità, ma che va concepita in forma collettiva, con il contributo e la consapevolezza di tutti.